C’ era una volta una principessa che abitava in un castello incantato, costruito su un promontorio che guardava verso il mare, in una spiaggia ai confini del mondo, sperduta e difficile da raggiungere. La strada che ivi conduceva era lunga e impervia, e bisognava superare tante prove e ostacoli per potervi accedere. Il nome della principessa era Pasticcio, trascorreva le sue giornate affacciata alla finestra e da lì osservava il sole tuffarsi nel mare, il volo dei gabbiani, il luccichio del cielo stellato. Percepiva il lento infrangersi delle onde sulla battigia, mentre il vento accarezzava dolcemente i suoi biondi capelli, e credeva davvero che il rumore del mare si potesse racchiudere nelle conchiglie dalle forme più strane e fantasiose.
Un giorno un cavaliere, dal cuore impavido e dal coraggio di un leone, essendosi diffusa di bocca in bocca la fama della bella principessa, sellò il suo cavallo bianco e iniziò ad errare per boschi e foreste nella speranza di incontrarla, alla ricerca di un sentimento che tutti chiamano amore. Percorse chilometri e chilometri, guadò centinaia di fiumi, scalò montagne alte e inaccessibili, vide succedersi infinite albe e tramonti, fiori nascere e poi morire, alberi spogliarsi per rinverdire, sempre guidato nella giusta direzione da una stella che illuminava la finestra del castello che custodiva la principessa.
Anche a Pasticcio giunse notizia di un cavaliere che, in sella al suo cavallo bianco, stava affrontando mille ostacoli e mille peripezie nel tentativo di raggiungerla. Impietositasi, la gentile fanciulla in un freddo pomeriggio invernale si spinse sino ai confini del suo regno e cosparse di sassolini la strada che conduceva alla sua finestra, al fine di aiutare il nobile cavaliere nell’ ardua impresa. C’era davvero molto freddo e la principessa si ammalò. Trascorse lunghi giorni solitari chiusa nella sua stanzetta, completamente senza voce e senza poter parlare con nessuno, riscaldata solo dal pensiero del cavaliere in trepidante attesa. Frattanto il cavaliere aveva ingaggiato una lotta furibonda con gli alberi della foresta incantata e non solo ne era uscito integro, ma addirittura vincitore. E numerosi alberi furono ridotti in piccoli tronchetti, pronti per essere arsi nel camino, per riscaldare la principessa durante le fredde sere d’inverno. Una mattina soleggiata di gennaio Pasticcio finalmente guarì, la voce le tornò limpida e squillante, e si affacciò alla finestra. Riconobbe la sagoma di un uomo che si era accampato sotto la sua torre e di corsa uscì dal castello per andargli incontro.
E così, testimoni quattro sparuti gatti in amore, avvenne l’incontro tra i due giovani in un luogo da favola, un promontorio sul mare, e fu subito sintonia. I mesi passarono, Princi e il cavaliere si conobbero e frequentarono. Conobbero il piacere di stare insieme e di scherzare, di prendersi in giro e di sorridere l’uno dell’altra, scoprirono e accettarono i vari lati del loro carattere, condivisero bei momenti spensierati e allegri e, nonostante l’apparente diversità, trovarono punti di incontro e passioni comuni.
Ma l’ostacolo più grande ancora doveva essere sconfitto. Il cavaliere, per via di un sortilegio fattogli da una strega malefica quando era ancora bambino, era completamente ripiegato su se stesso e chiuso nel suo mondo, non permetteva alla vita di seguire il suo corso naturale, voleva amare ma non riusciva a far sgorgare questo sentimento dal suo cuore, tentava di razionalizzare quello che per definizione razionale non è, ponendosi mille interrogativi e dubbi, operando confronti con entità ormai idealizzate dal ricordo, divenendo scostante e insofferente, enigmatico e sfuggente.
Pasticcio, non sapendo che cosa fare, decise allora di rivolgersi ad una fata, che aveva la facoltà di leggere nell’ animo. «Ci si può nascondere da tutto e da tutti, ma non si può sfuggire a se stessi» – sentenziò la saggia donna. E aggiunse: «Quello che dalla bocca può essere mentito, viene ingenuamente rivelato dal corpo». Poi con inchiostro indelebile scrisse questo messaggio su una pergamena e lo chiuse in una bottiglia, raccomandando a Pasticcio di gettarla in mare, certa che il cavaliere l’avrebbe trovata: «La vita ti sorprende quando meno te lo aspetti, se solo riesci ad instaurare un dialogo stabile e costruttivo, ad aprirti a un sentimento che nasce e si consolida giorno dopo giorno e che si chiama amore. L’amore, non il tempo, guarisce le ferite».
Se non sei il destinatario di questa favola, riaffidala al mare, ti prego. Permetti al destino di seguire il suo corso imprevedibile e non togliere a Princi la remota speranza che il cavaliere possa leggerla. Grazie.





1 Ottobre 2006 alle 14:45 |
Tò, chi si trova nei paraggi
ecco l’uomo dei messaggi,
che di questa storia infine
vuol vedere il lieto fine
e anche se siamo all’inizio
non ti prendere il brutto vizio
di chiamarmi in quel modo strano
perché lo farai invano!
Non è la storia in cui Geppetto
ha modellato un bel tronchetto
di leggere mi è parso
che qui il tronchetto viene arso!!!
Comunque complimenti
e speriamo che gli eventi
anche se ogni tanto piove
porteranno buone nuove!
2 Ottobre 2006 alle 8:52 |
Caro uomo dei messaggi,
sempre appropriati e assai saggi,
la vita una favola non è
e bisogna accettarla così com’è.
Le vicende accadono quand’è destino
e berremo insieme un liquorino
comunque vadano le cose,
ma speriamo sboccino le rose!
E’ vero, a bruciare sei destinato
- questo il nobile fine per cui sei nato:
la principessa dal freddo riscaldare
e dai rigori dell’inverno preservare!
3 Ottobre 2006 alle 15:40 |
Vicino al castello della principessina
c’è la dimora di una stellina.
Nel buio della notte
prova a farsi forte.
Nel sole del mattino
il suo sorriso sa starti vicino.
E’ sempre nel suo cielo per brillare
e nessuno la potrà fermare.
Ha il cuore di un bambino
il coraggio di un gigante.
A chi fede in lei avrà
una immensa luce apparirà.
Dalle Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno,
col suo securo fulmine
smaschererà ogni scemo!
Se il cavalier che ami
tu scopri con la macchia
conviene alla sua vita
che sparisca senza traccia!
Da dolce stellina
mi tramuto in arpia,
altro che fatina!
Il cavalierere è avvertito
una lezione pesante avrà,
non si tramuti in pervertito
o la mia ira su di lui cadrà!
4 Ottobre 2006 alle 21:24 |
Ti ringrazio, stellina,
so che con la tua luce
mi sei sempre vicina!
25 Giugno 2008 alle 17:25 |
sn capitata per caso in qsto blog, cercavo immagini del mare su google…. la favola ke hai scritto inizialmente è anonima… ma dopo ke i due si conoscono traspare chiaramente ke qsto amore è stato vissuto sul serio.. l hai voluto trasformare in una poetica favola… ed è bello… però ad un tratto si sente la passione, qla ke hai ancora dentro.. non è semplice estraniarsi da qlksa ke si è vissuto intensamente. perdona la scrittura internettiana a ben poko di poetico. cmq bei contenuti, belle immagini, sembra ke vivi in un posto di mare come me…. sei riuscita a farmelo immaginare. saluti susy
2 Luglio 2008 alle 9:39 |
Lento è il destino, motore del mondo,
gira la ruota e i bambini in tondo,
s’alza l’astro a colorare il cielo,
s’alzano in volo due piccole ali.
Nuota deciso il tuo messaggio,
non ha paura di niente e nessuno,
perchè l’amore ha sempre coraggio
quando al fin trova qualcuno.
3 Luglio 2008 alle 9:59 |
@Susy: grazie per le tue parole. Quella ‘favola’ è un pezzo del mio passato, ormai passato. E’ stato un amore nel quale credevo, ma ci credevo solo io, a quanto pare
Adesso princi sta vivendo un amore vero, nel senso di concreto, reale e costruttivo. Un amore fatto di vita, non di parole destinate a rimanere tali, promesse disattese e sogni infranti.
Sono contenta che ti sia piaciuto il mio blog e ti ringrazio per le belle parole che gli dedichi. Ultimamente sono stata assente, ma mi dispiace aver dovuto trascurare questo spazio nel quale mi esprimo in vario modo.
Sì, vivo in un posto di mare, in un angolo di Sicilia.
Ti mando un abbraccio e ancora grazie.
3 Luglio 2008 alle 10:05 |
@cielolibero: grazie!
“L’amore ha sempre coraggio”: quanta verità è racchiusa in queste poche parole.
Un sorriso.
princi