Oggi sono di poche parole, ma do voce a un brano dei Kunsertu che profuma di Sicilia. Questa canzone è per me particolarmente significativa, perché mi ha permesso di accostarmi alla musica etnica. Quando la ascoltai casualmente per la prima volta, non molti anni fa, mi colpì subito, a tal punto che ricordo esattamente dove mi trovavo quando in sottofondo la stavano trasmettendo. Da lì mi si è aperto un mondo, per me sconosciuto, che sto continuando ad esplorare.
Non ne riporto il testo, in fondo banale. Comunque se lo volete leggere si trova con estrema facilità tramite i vari motori di ricerca. Al di là delle parole, provate a lasciarvi trasportare dalle splendide sonorità mediterranee.
Il concerto della Nannini al PalaCatania è stato davvero spettacolare, un’emozione unica e indescrivibile.
È il suo primo live a cui assisto e devo riconoscere che riesce a trasmettere una grinta e una carica davvero coinvolgenti ed elettrizzanti.
Ero proprio sotto il palco (premio di una lunga fila) e questa posizione privilegiata mi ha permesso di assaporare ancora di più la performance, cogliendo quasi le espressioni del suo volto.
La Nannini ha riproposto tutti i grandi successi contenuti in GiannaBest, dando vita ad uno spettacolo di ‘contrasti’, fra il rock duro e l’acustico scarno, grazie all’ apporto del violino e del pianoforte. Le canzoni si sono susseguite una dietro l’altra, per più di due ore di esibizione, interrotte solo dagli applausi e dalle urla del pubblico, in un percorso altalenante tra la forza scatenante e liberatoria del rock e la dimensione intima e sofferta dei brani più melodici.
Il palazzetto era stracolmo e il pubblico estremamente vario e eterogeneo, ma in prevalenza femminile. Non so se sia dipeso dalla data - era infatti l’8 marzo.
Mi sto preparando ‘psicologicamente’ al concerto di Gianna Nannini, che si terrà domani sera a Catania, nell’ambito del tour Gianna Nannini Live 2008.
La rocker senese debutta questa sera al palasport di Palermo, sull’onda del successo di Giannabest, il doppio cd che raccoglie 26 grandi successi e 3 inediti (Suicidio d’amore, Mosca cieca e Pazienza). L’album propone anche le versioni riarrangiate di Possiamo sempre e Meravigliosa creatura, oltre ad una vera e propria rarità. Nel cd 1 c’è infatti una traccia fantasma: Sola con la vela, il primo brano scritto dalla Nannini in età adolescenziale, in seguito ad una delusione d’ amore. Era il 1971 e con questa canzone si è presentata a molti concorsi per voci nuove.
Sola con la vela
Il vento forza 2
riparo la mia vela
ma oggi sono sola
e mi ritrovo in mare.
Le onde fan rumore
e l’eco è nel mio cuore
risento la tua voce
risento il tuo dolor.
Sola con la vela
ora piango
ti risento
piangi con il cuore
ti nascondi nel sorriso.
Il vento soffia e sono qui senza te
la vela piega verso il mare…
Il vento forza 3
pericolo nel mare
ma vedo sempre te
che piangi e ridi insieme a me.
Vedo davanti a me
soltanto la tua storia
che sempre più incalzante
mi torna nella mente.
Sola con la vela
ora piango
ti risento
piangi con il cuore
ti nascondi nel sorriso.
Il vento soffia e sono qui senza te
la vela piega versa il mare…
Il vento soffia e sono qui senza te
la vela piega verso il mare…
Il video che segue, una registrazione amatoriale fatta a Varese il 4 marzo, contiene l’esecuzione live di Pazienza e Sola con la vela.
A volte osservo le nuvole al tramonto,
e i miei pensieri prendono la forma delle nuvole,
la loro consistenza… si alleggeriscono e volano lievi nel cielo.
Nuvole cariche di pioggia
d’improvviso si tingono di porpora e oro
e risplendendo riflettono l’ultimo sguardo del sole.
Mi risuonano in mente le parole di una canzone,
e anch’esse diventano nuvole che ondeggiano
fino a sfiorare il cielo…
“Che strani giorni amore,
si muovono le nuvole
onde a toccare il cielo
davanti a noi…
dammi le tue mani”
“Che strani giorni amore,
si cercano le nuvole
onde a bucare il cielo
davanti a noi…
prendimi le mani”
“Che strani giorni amore,
si cercano le nuvole
e darsi tutto e farsi male
e andare a fondo,
a fondo per cercare”
“Che strani giorni amore,
leggeri tra le nuvole
e resta addosso il male e il bene
nascondo tutto
tutto nelle vene”
Diamante, scritta a quattro mani (testo di De Gregori e musica di Zucchero), è contenuta in un vecchio album di Zucchero, Oro incenso e birra (1989). Una nuova versione, più veloce nel ritmo e con qualche variante testuale, è stata registrata da De Gregori e inserita nella tripla antologia Tra un manifesto e lo specchio (2006), che raccoglie i brani più rappresentativi del cantautore romano. Diamo qui il testo nella versione originale.
Respirerò,
l’odore dei granai
e pace per chi ci sarà
e per i fornai
pioggia sarò
e pioggia tu sarai
i miei occhi si chiariranno
e fioriranno i nevai.
E impareremo a camminare
per mano insieme a camminare
domenica.
Aspetterò che aprano i vinai
più grande ti sembrerò
e tu più grande sarai
nuove distanze
ci riavvicineranno
dall’alto di un cielo, Diamante,
i nostri occhi vedranno.
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
per mano insieme soldati e spose.
Domenica, domenica…
Fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
passare in pace soldati e spose.
Questa canzone, tratta dall’album ‘Cuore’ del 1998, mi piace molto nella rivisitazione al pianoforte proposta nell’album Perle:
Non è così che passa in fretta questa dolce malattia,
mi butterei da quella stella spenta di malinconia
in questa urgenza di vivere e furia di sentire so di esistere.
Notti senza cuore da non aver pietà a parlare agli angeli qualcuno sentirà.
Notti senza nome da far tremare il cielo dove c’è una via di uscita
che trascina via di qui…
E’ stata una battaglia persa, niente che mi tira su
nemmeno un’ora di violenza che consoli alla tv.
Gli occhi sopra le nuvole aspettando la luce di un’alba atomica.
Notti senza cuore da non aver pietà a parlare agli angeli lassù qualcuno sentirà.
Notti senza nome da far tremare il cielo dove c’è una via di uscita
che trascina via di qui in un volo bellissimo in un mare bellissimo
e mi sembra bellissimo, in un mare bellissimo.
Notti senza cuore dentro nei portoni notti da coprire il cielo coi cartoni.
Notti senza cuore dentro nei portoni notti da coprire il cielo coi cartoni.
Mi sembra bellissimo mi sembra bellissimo
in un mare bellissimo mi sembra bellissimo…
Quel che abbiamo letto di più bello
lo dobbiamo quasi sempre ad una persona cara.
Forse proprio perché la peculiarità del sentimento,
come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire.
Amare vuol dire, in ultima analisi,
far dono delle nostre preferenze
a coloro che preferiamo.
E queste preferenze condivise
popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà.
Noi siamo abitati da libri e da amici.
Daniel Pennac, Come un romanzo
"Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conoci già, allora imparerai come si vola."
R. Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston
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