Serena

Ancora una volta, Serena camminava a piedi nudi lungo la battigia. Amava quella piccola spiaggia, un minuscolo sorriso bianco sull’oceano.
Lo sguardo era fisso all’orizzonte, come aveva fatto tanti altri pomeriggi, in cerca di una risposta a tutte le domande che si portava dentro da sempre.
Quel giorno si era spinta fino al confine estremo della spiaggia, dove una magnifica scogliera sovrastata da palme gigantesche isolava questa luna di sabbia dal resto della baia.
Serena era nata in una casa a due passi dalla riva, e sin da quando era piccola, si era sentita attratta dall’oceano.
Dopo la scuola, di solito finiva in fretta i compiti per precipitarsi sulla spiaggia, e sentire così da vicino il respiro dell’oceano. Era un gioco persino spogliarsi e, indossati costume e maglietta, restava a piedi nudi di fronte a quella immensità. Il momento che amava di più era il tramonto, o meglio subito dopo il calar del sole, quando poteva contemplare tutti i colori che le nuvole si lasciavano scappare, mentre la palla di fuoco lentamente svaniva all’orizzonte.
Serena era una ragazzina molto speciale, e proprio per questo qualche volta non veniva compresa del tutto.
Invece di andare alle feste o di vedere i suoi compagni di classe, lei preferiva starsene seduta sulla sabbia a guardare il frangersi delle onde contro gli scogli di cui era disseminata la spiaggia vicino a casa. Alcuni dei suoi amici, dopo la scuola, le proponevano di fare un giro con loro: chi la invitava ad andare per negozi, chi al cinema o anche solo a uscire per un gelato. E sebbene si divertisse un mondo così, nulla la faceva stare bene come quando era da sola, a tu per tu con l’oceano.
Il suo legame con la natura era forte, e a lei piaceva ammirare tutte quelle creature che gremivano la spiaggia: qualche gabbiano che volteggiava in cielo, un granchio o due che scavavano buche nella sabbia, trasportando con pazienza e lontano i granelli che ostruivano le loro tane segrete, Dio solo sa quanto profonde.
E quell’attrazione per l’oceano l’aveva spinta a passeggiare avanti e indietro lungo la spiaggia non lontano da casa. Non aveva fratelli o sorelle, ed essere figlia unica non le pesava più di tanto, sebbene avesse sempre sognato di trovare un giorno un amico con cui condividere tutto lo spettacolo magico che si rappresentava nelle fenditure degli scogli. Voleva un amico a cui poter raccontare delle minuscole creature che vivevano chiuse in mondi a sé. La solitudine era diventata la sua migliore compagna e sebbene avesse amato l’idea di contemplare tutte queste meraviglie con qualcuno, lei preferiva ancora stare da sola nel suo mondo di fantasia.
Benché, se avesse potuto trovare un amico vero, anche soltanto uno…

Sergio Bambarén, Serena

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