Noi

14 novembre 2007

Non è facile scrivere in materia di sentimenti senza correre il rischio di scivolare nel retorico, nel patetico, nel già detto… Però oggi non è un giorno come tutti gli altri, o meglio lo è per il mondo intero, ma non per noi. 😉 Dunque correrò questo rischio per dirti ancora una volta, con maggiore consapevolezza e convinzione che:

Di te mi fido,
a te mi affido,
con te non temerò.

Noi due insieme,
per sempre.

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Mani

29 luglio 2007

Le mie mani cercano le tue
le trovano,
in una stretta infinita.

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Intesa

21 luglio 2007

In silenzio
ci diciamo di più
che con mille parole.

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Io e te

20 luglio 2007

Di te mi fido,
a te mi affido,
con te non temerò.

Noi due insieme,
per sempre.

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Mondo sommerso

22 marzo 2007

L’inverno fu per Pasticcio davvero frenetico. Correva senza sosta da mattina a sera, sì da guadagnarsi in breve l’appellativo ‘trottolina’. Era riuscita ad affollare le sue giornate in maniera meticolosa, e non le restava tempo per pensare, osservare il mare, scrivere.

Ma i pensieri e le parole si imponevano. Quando meno se lo aspettava, affioravano in superficie e, per quanto cercasse di frenarli, ad un certo punto dovette arrendersi.

Ed ecco venire a galla tutto un mondo fatto di emozioni, sentimenti, stati d’animo, un mondo a lungo represso, a lungo rimosso, un mondo sommerso che anelava alla vita.

E così presero forma delfini e gabbiani, stelle marine e pesci, tramonti e albe.

Diventarono parole, si impadronirono della pagina, celarono emozioni.

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Messaggio in bottiglia…

30 settembre 2006

C’ era una volta una principessa che abitava in un castello incantato, costruito su un promontorio che guardava verso il mare, in una spiaggia ai confini del mondo, sperduta e difficile da raggiungere. La strada che ivi conduceva era lunga e impervia, e bisognava superare tante prove e ostacoli per potervi accedere. Il nome della principessa era Pasticcio, trascorreva le sue giornate affacciata alla finestra e da lì osservava il sole tuffarsi nel mare, il volo dei gabbiani, il luccichio del cielo stellato. Percepiva il lento infrangersi delle onde sulla battigia, mentre il vento accarezzava dolcemente i suoi biondi capelli, e credeva davvero che il rumore del mare si potesse racchiudere nelle conchiglie dalle forme più strane e fantasiose.

Un giorno un cavaliere, dal cuore impavido e dal coraggio di un leone, essendosi diffusa di bocca in bocca la fama della bella principessa, sellò il suo cavallo bianco e iniziò ad errare per boschi e foreste nella speranza di incontrarla, alla ricerca di un sentimento che tutti chiamano amore. Percorse chilometri e chilometri, guadò centinaia di fiumi, scalò montagne alte e inaccessibili, vide succedersi infinite albe e tramonti, fiori nascere e poi morire, alberi spogliarsi per rinverdire, sempre guidato nella giusta direzione da una stella che illuminava la finestra del castello che custodiva la principessa.

Anche a Pasticcio giunse notizia di un cavaliere che, in sella al suo cavallo bianco, stava affrontando mille ostacoli e mille peripezie nel tentativo di raggiungerla. Impietositasi, la gentile fanciulla in un freddo pomeriggio invernale si spinse sino ai confini del suo regno e cosparse di sassolini la strada che conduceva alla sua finestra, al fine di aiutare il nobile cavaliere nell’ ardua impresa. C’era davvero molto freddo e la principessa si ammalò. Trascorse lunghi giorni solitari chiusa nella sua stanzetta, completamente senza voce e senza poter parlare con nessuno, riscaldata solo dal pensiero del cavaliere in trepidante attesa. Frattanto il cavaliere aveva ingaggiato una lotta furibonda con gli alberi della foresta incantata e non solo ne era uscito integro, ma addirittura vincitore. E numerosi alberi furono ridotti in piccoli tronchetti, pronti per essere arsi nel camino, per riscaldare la principessa durante le fredde sere d’inverno. Una mattina soleggiata di gennaio Pasticcio finalmente guarì, la voce le tornò limpida e squillante, e si affacciò alla finestra. Riconobbe la sagoma di un uomo che si era accampato sotto la sua torre e di corsa uscì dal castello per andargli incontro.

E così, testimoni quattro sparuti gatti in amore, avvenne l’incontro tra i due giovani in un luogo da favola, un promontorio sul mare, e fu subito sintonia. I mesi passarono, Princi e il cavaliere si conobbero e frequentarono. Conobbero il piacere di stare insieme e di scherzare, di prendersi in giro e di sorridere l’uno dell’altra, scoprirono e accettarono i vari lati del loro carattere, condivisero bei momenti spensierati e allegri e, nonostante l’apparente diversità, trovarono punti di incontro e passioni comuni.

Ma l’ostacolo più grande ancora doveva essere sconfitto. Il cavaliere, per via di un sortilegio fattogli da una strega malefica quando era ancora bambino, era completamente ripiegato su se stesso e chiuso nel suo mondo, non permetteva alla vita di seguire il suo corso naturale, voleva amare ma non riusciva a far sgorgare questo sentimento dal suo cuore, tentava di razionalizzare quello che per definizione razionale non è, ponendosi mille interrogativi e dubbi, operando confronti con entità ormai idealizzate dal ricordo, divenendo scostante e insofferente, enigmatico e sfuggente.

Pasticcio, non sapendo che cosa fare, decise allora di rivolgersi ad una fata, che aveva la facoltà di leggere nell’ animo. «Ci si può nascondere da tutto e da tutti, ma non si può sfuggire a se stessi» – sentenziò la saggia donna. E aggiunse: «Quello che dalla bocca può essere mentito, viene ingenuamente rivelato dal corpo». Poi con inchiostro indelebile scrisse questo messaggio su una pergamena e lo chiuse in una bottiglia, raccomandando a Pasticcio di gettarla in mare, certa che il cavaliere l’avrebbe trovata:  «La vita ti sorprende quando meno te lo aspetti, se solo riesci ad instaurare un dialogo stabile e costruttivo, ad aprirti a un sentimento che nasce e si consolida giorno dopo giorno e che si chiama amore. L’amore, non il tempo, guarisce le ferite».

Se non sei il destinatario di questa favola, riaffidala al mare, ti prego. Permetti al destino di seguire il suo corso imprevedibile e non togliere a Princi la remota speranza che il cavaliere possa leggerla. Grazie. 

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