In punta di piedi

21 febbraio 2010

Provo una strana sensazione a ritornare in questo spazio dopo mesi e mesi. Mi muovo in punta di piedi, sentendomi a disagio ma nel contempo a casa. La luce è spenta e urto con gli oggetti. Ho perso familiarità con l’ambiente circostante. Certo si sarà accumulata tanta polvere e bisognerebbe riordinare gli scaffali, tra i ricordi che si affollano e il presente che incalza e vuole diventare parola. Parola scritta, incisa sulla roccia, imperitura memoria.

Arido il momento, i doveri incombono, gli alunni pressano, lo studio urge, la casa reclama. E io corro corro corro. E sono sempre indietro. E non riesco a fare quello che vorrei. E mi sento in colpa per il poco tempo che riesco a dedicare ai genitori, ai parenti, agli amici.  E mi vado chiudendo sempre più in me stessa. E spazio per princi più non c’è. Il mare è ormai lontano. Dalla finestra si vedono non gli uccelli volare ma  tanti  troppi sacchetti colorati che non mettono allegria e non aspirano al cielo.

Rileggo quanto scritto, trasmette tristezza, ma io non sono triste oggi. Di certo malinconica, ma è la mia natura e sto imparando a convivere con i miei sbalzi di umore. La mia vita è cambiata radicalmente. E sono contenta.

Rileggo quanto scritto, particolarmente franta la scrittura. Frasette giustapposte che seguono un flusso di pensieri inesistente. Ma devo scrivere oggi. Devo articolare le fredde dita sulla tastiera. Almeno le riscaldo, oggi.

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Serena

12 giugno 2007

Ancora una volta, Serena camminava a piedi nudi lungo la battigia. Amava quella piccola spiaggia, un minuscolo sorriso bianco sull’oceano.
Lo sguardo era fisso all’orizzonte, come aveva fatto tanti altri pomeriggi, in cerca di una risposta a tutte le domande che si portava dentro da sempre.
Quel giorno si era spinta fino al confine estremo della spiaggia, dove una magnifica scogliera sovrastata da palme gigantesche isolava questa luna di sabbia dal resto della baia.
Serena era nata in una casa a due passi dalla riva, e sin da quando era piccola, si era sentita attratta dall’oceano.
Dopo la scuola, di solito finiva in fretta i compiti per precipitarsi sulla spiaggia, e sentire così da vicino il respiro dell’oceano. Era un gioco persino spogliarsi e, indossati costume e maglietta, restava a piedi nudi di fronte a quella immensità. Il momento che amava di più era il tramonto, o meglio subito dopo il calar del sole, quando poteva contemplare tutti i colori che le nuvole si lasciavano scappare, mentre la palla di fuoco lentamente svaniva all’orizzonte.
Serena era una ragazzina molto speciale, e proprio per questo qualche volta non veniva compresa del tutto.
Invece di andare alle feste o di vedere i suoi compagni di classe, lei preferiva starsene seduta sulla sabbia a guardare il frangersi delle onde contro gli scogli di cui era disseminata la spiaggia vicino a casa. Alcuni dei suoi amici, dopo la scuola, le proponevano di fare un giro con loro: chi la invitava ad andare per negozi, chi al cinema o anche solo a uscire per un gelato. E sebbene si divertisse un mondo così, nulla la faceva stare bene come quando era da sola, a tu per tu con l’oceano.
Il suo legame con la natura era forte, e a lei piaceva ammirare tutte quelle creature che gremivano la spiaggia: qualche gabbiano che volteggiava in cielo, un granchio o due che scavavano buche nella sabbia, trasportando con pazienza e lontano i granelli che ostruivano le loro tane segrete, Dio solo sa quanto profonde.
E quell’attrazione per l’oceano l’aveva spinta a passeggiare avanti e indietro lungo la spiaggia non lontano da casa. Non aveva fratelli o sorelle, ed essere figlia unica non le pesava più di tanto, sebbene avesse sempre sognato di trovare un giorno un amico con cui condividere tutto lo spettacolo magico che si rappresentava nelle fenditure degli scogli. Voleva un amico a cui poter raccontare delle minuscole creature che vivevano chiuse in mondi a sé. La solitudine era diventata la sua migliore compagna e sebbene avesse amato l’idea di contemplare tutte queste meraviglie con qualcuno, lei preferiva ancora stare da sola nel suo mondo di fantasia.
Benché, se avesse potuto trovare un amico vero, anche soltanto uno…

Sergio Bambarén, Serena

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La farfalla vola

20 aprile 2007

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La farfalla vola,
vola ed è sola
incontra un maggiolino
nel suo cammino.
Percorre cieli
sale e scende,
si posa su un fiore
e prende il suo colore.

20/04/85

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foto tratta da questo sito


Paura di amare

9 aprile 2007

Ti sei chiusa a riccio,
impenetrabile Pasticcio.
Sulla collina, lontano dalla gente
trascorri i giorni serenamente.

Il tuo equilibrio non vuoi turbato,
ciascuno a dovere è stato avvisato.
“Da soli si sta bene” ripeti continuamente
e scoraggi anche il più ardito pretendente.

Ma la fortezza dall’interno si può espugnare
presenze amiche ti potrebbero minacciare.
I ruoli si invertono e ora sei tu ad avere
paura a lasciarti andare, paura di amare.

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Memoria

20 marzo 2007

Melodie che risuonano nella mente.
Sono sola, lontano dalla gente
in attesa di trovare una risposta
che dia quiete al mio cuore senza sosta.

Tanti ricordi affiorano alla memoria
dietro ognuno si cela una storia… 
la storia di una vita in svolgimento
agitata da raffiche di vento.

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