In punta di piedi

21 febbraio 2010

Provo una strana sensazione a ritornare in questo spazio dopo mesi e mesi. Mi muovo in punta di piedi, sentendomi a disagio ma nel contempo a casa. La luce è spenta e urto con gli oggetti. Ho perso familiarità con l’ambiente circostante. Certo si sarà accumulata tanta polvere e bisognerebbe riordinare gli scaffali, tra i ricordi che si affollano e il presente che incalza e vuole diventare parola. Parola scritta, incisa sulla roccia, imperitura memoria.

Arido il momento, i doveri incombono, gli alunni pressano, lo studio urge, la casa reclama. E io corro corro corro. E sono sempre indietro. E non riesco a fare quello che vorrei. E mi sento in colpa per il poco tempo che riesco a dedicare ai genitori, ai parenti, agli amici.  E mi vado chiudendo sempre più in me stessa. E spazio per princi più non c’è. Il mare è ormai lontano. Dalla finestra si vedono non gli uccelli volare ma  tanti  troppi sacchetti colorati che non mettono allegria e non aspirano al cielo.

Rileggo quanto scritto, trasmette tristezza, ma io non sono triste oggi. Di certo malinconica, ma è la mia natura e sto imparando a convivere con i miei sbalzi di umore. La mia vita è cambiata radicalmente. E sono contenta.

Rileggo quanto scritto, particolarmente franta la scrittura. Frasette giustapposte che seguono un flusso di pensieri inesistente. Ma devo scrivere oggi. Devo articolare le fredde dita sulla tastiera. Almeno le riscaldo, oggi.

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Pensieri natalizi

12 novembre 2008

Ebbene sì. Mi arrendo e depongo le armi. Ho ceduto anche io all’atmosfera del Natale, anzitempo.
Con i ragazzi del laboratorio teatrale sto allestendo una recita natalizia. Mi aggiro per le vetrine a cercare, anche solo con gli occhi, addobbi. E soprattutto sto preparando il mio cuore per permettere a Gesù di nascere ancora una volta, in un mondo per certi versi ostile.

Il mio cuore è piccolo per un sì grande evento.
Devo fare spazio e ordine, adornarlo e abbellirlo, predispormi con attesa fiduciosa.
Lui nascerà, ancora una volta. Lui è pronto a farlo.
Ogni anno. Ogni mese. Ogni giorno.
Ma io sono pronta ad accoglierlo? Ancora no.
Lui si è donato e si dona per amore. Io devo solo e semplicemente aprire la porta del cuore – mi dico.

Queste le mie riflessioni, se così si possono definire, quando il corpo ormai stanco cedeva al riposo della notte, ma la mente ancora vigile si aggrovigliava in pensieri ‘natalizi’.

natale_bimbi


Come la brina

26 febbraio 2008

foglie-e-brina.jpg
foto tratta da questo sito

Vorrei avere il tuo carattere e il tuo modo di affrontare la vita.
Riesci a dare alle cose la giusta importanza.
Io non ci riesco.
Mi rattristo per un nonnulla. Ingigantisco piccoli particolari. Soffro e mi tormento.
Non mi rallegro per le piccole gioie quotidiane. Aspetto una risoluzione, una chiave di volta che dia un senso alla mia vita. Ma non arriva.

Ogni evento esterno ha una ripercussione in me. Non scivola via. Non svanisce come la brina al sorgere dell’aurora. Lascia un segno, che spesso diviene cicatrice.

Io mi perdo nei miei pensieri. Rifletto e medito. Peso le parole. Misuro le azioni. Calcolo i tempi. Progetto i luoghi. Ma sono ferma.

Tu invece agisci. Tu sorridi. Tu vivi.


Nuvole pensierose

20 febbraio 2008

A volte osservo le nuvole al tramonto,
e i miei pensieri prendono la forma delle nuvole,
la loro consistenza… si alleggeriscono e volano lievi nel cielo.
Nuvole cariche di pioggia
d’improvviso si tingono di porpora e oro
e risplendendo riflettono l’ultimo sguardo del sole.
Mi risuonano in mente le parole di una canzone,
e anch’esse diventano nuvole che ondeggiano
fino a sfiorare il cielo…

“Che strani giorni amore,
si muovono le nuvole
onde a toccare il cielo
davanti a noi…
dammi le tue mani”

“Che strani giorni amore,
si cercano le nuvole
onde a bucare il cielo
davanti a noi…
prendimi le mani”

“Che strani giorni amore,
si cercano le nuvole
e darsi tutto e farsi male
e andare a fondo,
a fondo per cercare”

“Che strani giorni amore,
leggeri tra le nuvole
e resta addosso il male e il bene
nascondo tutto
tutto nelle vene”

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Mondo sommerso

22 marzo 2007

L’inverno fu per Pasticcio davvero frenetico. Correva senza sosta da mattina a sera, sì da guadagnarsi in breve l’appellativo ‘trottolina’. Era riuscita ad affollare le sue giornate in maniera meticolosa, e non le restava tempo per pensare, osservare il mare, scrivere.

Ma i pensieri e le parole si imponevano. Quando meno se lo aspettava, affioravano in superficie e, per quanto cercasse di frenarli, ad un certo punto dovette arrendersi.

Ed ecco venire a galla tutto un mondo fatto di emozioni, sentimenti, stati d’animo, un mondo a lungo represso, a lungo rimosso, un mondo sommerso che anelava alla vita.

E così presero forma delfini e gabbiani, stelle marine e pesci, tramonti e albe.

Diventarono parole, si impadronirono della pagina, celarono emozioni.

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